Di che movimento faceva parte Pino Pascali?

pino-pascali-ponte-levatoio-1968La domanda posta da questo articolo non deve sembrare oziosa: uno dei motivi del successo postumo di Pino Pascali sta anche nella sua indecifrabilità intellettuale, laddove i suoi lavori furono e sono tuttora, invece, immediatamente comprensibili e di facile interpretazione. Una conseguenza inevitabile del suo lavoro iniziale nel mondo della tv e del cinema.

I commentatori più superficiali non esitano a inserire Pascali nel contesto dell’Arte Povera: del resto questa corrente nasce quando l’artista inizia a essere riconosciuto come un protagonista della scena italiana, e anzi viene addirittura invitato formalmente a farne parte. Ma c’è molto di più in Pascali: nel periodo degli studi all’Accademia di Belle Arti era affascinato da Jackson Pollock, mentre i critici odierni riconoscono in lui i tratti dell’interprete della Pop Art.

Prima del tragico incidente che gli tolse la vita, il diretto interessato si mostrava tuttavia insofferente alle categorizzazioni: era intrigato allo stesso modo dalla Land Art, dai linguaggi primitivi degli artisti africani o asiatici, dal minimalismo e sì, fu inserito in diverse mostre legate all’Arte Povera – ma si sentì e si delineò con i suoi lavori sempre come un outsider in seno a quest’ultima, capace di metabolizzare e personalizzare linguaggi e mode diversissime tra loro, anche al di là dell’arte strettamente intesa, tanto è vero che riteneva una fonte di ispirazione gli spettacoli del Living Theatre di Judith Malina, che ovviamente non era né pittrice né scultrice!

Anche a quasi cinquant’anni dalla scomparsa, una cosa rimane indubbia: Pino Pascali è un unicum nel mondo dell’arte non solo italiana ma internazionale. La sua complessità, il suo senso dell’umorismo a volte ferocissimo, la capacità non solo di criticare la società ma di mettersi egli stesso in discussione ne fanno una figura attualissima, che sarebbe stata a proprio agio in questo periodo così irrequieto. In una parola, Pascali manca.