Chi è stato Pino Pascali

3-ph-salvatore-mazzaPino Pascali è riconosciuto a oggi come una delle figure centrali della scena contemporanea dell’arte italiana, eppure, come accennato altrove su questo sito, rimane sconosciuto al grande pubblico della Penisola. Uno strano tilt, perché il suo approccio anticonformista, ironico e lontano dall’adesione a una specifica scena ha indubbiamente influenzato personaggi molto più famosi agli occhi degli italiani e anche all’estero: non si fa sicuramente fatica a farsi venire in mente i lavori di Maurizio Cattelan, di Giuseppe Penone, di Michelangelo Pistoletto – tutti artisti che hanno un debito nei confronti di Pascali.

Questi era nato a Polignano a Mare nel 1935. È nella cittadina pugliese che ha sede la Fondazione che porta il suo nome, ospitata nell’ex Mattatoio. Qui Pascali studiò fino a spostarsi a Napoli per conseguire il diploma di maturità e successivamente fu a Roma, all’Accademia di Belle Arti, dove studiò sotto Toti Scialoja, diplomandosi con il massimo dei voti in scenografia. Proprio come scenografo iniziò la carriera artistica, ancora prima di concludere gli studi, avendo impressionato insegnanti e professionisti del settore con le sue idee che trovavano un riscontro nell’ambiente RAI, più sperimentale a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta: Pascali comincia a lavorare proprio per alcune trasmissioni televisive, producendo in parallelo alcune delle sue opere iniziali.

Le prime mostre che lo coinvolgono sono piccole, non gli danno molta visibilità ma servono a farlo conoscere nell’ambiente artistico della Capitale: si parla di “giovane scuola romana” includendo fra i protagonisti Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Renato Mambor, Mario Schifano e altri. L’ambiente è fertile, ma per assurdo non arrivano riconoscimenti. La carriera di Pascali si sbloccherà solo nel 1965, grazie a una personale alla galleria La Tartaruga di Roma, seguita da alcune mostre collettive a Verona e Firenze, fra le altre: questo consentirà di essere notato anche all’estero dove comincerà a esporre e lavorare regolarmente. È invitato anche a presentare delle opere nella prestigiosa Galleria Nazionale di Arte Moderna: è la consacrazione definitiva.

Molto prolifico, era in piena fase creativa quando un gravissimo incidente in moto lo lasciò in coma il 30 agosto 1968 – morì due settimane dopo.